


| Storia e metodi di ristrutturazione delle antiche cantine |
|
|
|
|
 Palazzo Jona è un complesso nobiliare della metà del '700 tra i più belli del capoluogo marchigiano e deve il suo nome attuale alla famiglia Jona che acquistò il palazzo dopo essere stato di proprietà prima dei signori Millo e successivamente dei Bourbon del Monte. Un primitivo progetto viene attribuito a Luigi Vanvitelli (1700-1773) che lo avrebbe dovuto redigere come dono per il Cardinale Millo nel 1756, per ottenere così il favore negli incarichi anconetani, ma alla morte del Cardinale, nel novembre del 1757, non se ne seppe più nulla. L’edificio è definito da un’insieme di soluzioni architettoniche basate su diverse tipologie progettuali, derivate a loro volta da scelte costruttive differenti, operate da figure artistiche di grande rilievo per l’epoca, ma contrapposte fra loro. Alla tipologia progettuale tipica vanvitelliana, che si riscopre nell’uso dell’alto basamento con cantone curvo arricchito da festoni e targhe, nell’esedra colonnata della corte, e nelle decorazioni a conchiglia collocate entro nicchie, si contrappongono distintamente le soluzioni intraprese all’architetto romano Carlo Marchionni (1702-1786). Infatti Il disegno iniziale viene attribuito a lui, che in quel periodo svolgeva un’intensa attività di architetto presso la città di Ancona. Nelle vaste cantine del Palazzo, di cui si è facilitato il riuso e il mantenimento di spazi e volumi legati all’esistenza degli impianti preesistenti, si ritrovano parti murarie trecentesche individuabili in un piccolo tratto di murature con archetti pensili collocati al di sotto dell’ambiente d’ingresso alle cantine stesse. L’ opera di recupero delle antiche cantine di Palazzo Jona ha seguito le linee guida del restauro conservativo, nel quale i criteri d’intervento sono stati scelti sia nel rispetto delle tecniche costruttive originarie che nella salvaguardia e conservazione del valore culturale dell’opera. I principi fondamentali di base dell’intervento hanno riguardato: - la tendenza al minimo intervento, ossia il meno invasivo possibile e mirato all’esigenza; - la compatibilità : fisico-chimica (per esempio tra malte e muratura), meccanico-strutturale (che riguarda le sollecitazioni) e costruttiva (tra le tecniche costruttive); - la reversibilità , significa che gli interventi non devono essere definitivi, ma possono essere oggetto di ulteriori modifiche oppure tolti mantenendo la situazione precedente; - il rispetto dell’autenticità , della forma e della tecnica costruttiva. Il restauro conservativo ha quindi ridotto al minimo indispensabile gli interventi di sostituzione di materiali che avrebbero potuto causare irreversibili e antiestetici danni al monumento, al fine di riportare l’originario decoro architettonico degli ambienti considerati. Da sottolineare inoltre il rispetto della compatibilità tra i materiali esistenti e quelli sostituiti con altri che hanno le stesse caratteristiche, e della compatibilità costruttiva, utilizzando tecniche d’intervento di tipo tradizionale che rispettano le originarie tecniche costruttive dell’edificio (riferimenti alla Carta Italiana del Restauro). Le peculiarità tipiche di queste cantine, quali la temperatura e l'umidità relativa, sono perfettamente idonee alla conservazione dei vini e hanno permesso di riutilizzare parte delle cantine così come sono, senza intervenire con la realizzazione di impianti particolari. La nostra sede ripercorre quindi l'originario utilizzo degli spazi come antiche cantine del palazzo per la conservazione e l'esposizione dei vini, con la possibilità di organizzare eventi culturali come mostre fotografiche, serate musicali, poetiche...infatti gli ambienti possono avere una valenza multifunzionale e siamo pornti ad esaudire le richieste di chi deciderà di passare una piacevole serata con noi in questi ambienti storici.   |